Da Itália ao ROL, Maria Teresa Liuzzo!

Maria Teresa traz ao ROL a literatura da Itália,

‘Il Bel Paese’ (O Belo País),

País do Amor e do Renascimento

Maria Teresa Liuzzo

Maria Teresa Liuzzo, natural de Régio da Calabria, Itália, é membro acadêmica e profissional da Sirius (Bonn), Wow (Rússia) e Kult Apogeum (Dinamarca). Possui doutorado em Psicologia e é professora de Filosofia e Literatura Moderna (Universidade Leibniz, Santa Fé, Novo México, EUA) e membro do Senado Acadêmico.

Nas áreas de jornalismo, cultura e literatura, é editora, colunista, olheira de talentos, presidente da Associazione P. Benintende Lirico Drammatica; diretora e fundadora da revista cultural internacional LE MUSE – Diretora Adjunta da Arte e TV; tradutora, comentarista e escritora.

Publicou 35 livros traduzidos para 32 idiomas. Traduziu e publicou poetas de cinco continentes.

Colabora com centenas de revistas na Itália e no exterior, saites e blogs.

Maria Teresa inicia sua colaboração no ROL com o ensaio literário Oltre la luce, oltre il buio… (Além da luz, além da escuridão…), uma meditação metapoética que define a poesia como um fenômeno misterioso, nascido da intuição e mediado pelo daimon ou ‘criança interior’ da autora, focando na transformação de sinais sutis do cotidiano e da memória em versos, visando a união humanitária, a denúncia de injustiças e a valorização dos humildes.

Oltre la luce, oltre il buio…

Imagem criada pela IA do Gemini - https://gemini.google.com/app/4ee0218394298b20?utm_source=app_launcher&utm_medium=owned&utm_campaign=base_all
Imagem criada pela IA do Gemini – https://gemini.google.com/app/4ee0218394298b20?utm_source=app_launcher&utm_medium=owned&utm_campaign=base_all

Mi accade frequentemente di domandare a me stessa cosa sia la poesia, quella singolare forma di mistero, che appare e si esprime, senza che alcuno la riveli, senza che il velo che la nasconde alla mente degli uomini, che pure la esprimono, si squarci.

Accade un fenomeno strano, come se avessimo un cielo risplendente di abbagliante luce – ma senza la presenza del sole, posto forse al di là di impenetrabili cortine di nuvole – ma così benigna, da farsi sostenere dal nostro sguardo perché ne possiamo osservare le immagini, i ghirigori di fantasia, i colori, le ombre, i chiaroscuri e possiamo ascoltarne le voci, comprendere e decifrare i concetti, insiti nella stessa luce.

Oppure, mi sembra che essa venga fuori dalla notte dal buio più denso, in una successione progressiva e sempre più imponente, da una fioca favilla, che si moltiplica indefinitamente e si potenzia di luminosità prodigiosa, fino a rendere quasi diurno il firmamento. Ma essi, il sole e le stelle, non sono che immagini esteriori, le sole visioni, che sono consentite ai sensi dell’uomo.

Ma, cosa c’è oltre la luce, oltre il buio, dai quali la poesia sembra promanare? Come focalizzarla, come dare una risposta sulla sua essenza?

Accade a me, ma certo a tutti coloro che fanno poesia, di sapere con certezza cos’è la poesia mentre la esprimiamo nei versi (sempre che – ma non è mai certo – che la nostra sia poesia) e di non saperla riconoscere più, quando il momento magico della creazione è già trascorso.

Eppure so con certezza che esiste un’entità che è dentro di noi, quella che Giovanni Pascoli definiva come il fanciullino. Quella che io spesso menziono nella mia poesia e a cui attribuisco il nome di dàimon.

Comunque la si voglia definire, questa entità ci suggerisce le parole, potenzia la nostra vista, perché noi possiamo vedere più in profondità e più lontano degli uomini comuni (comuni, nel senso che non hanno il dono dell’espressione della poesia), rende più acuta la nostra mente perché possiamo vedere dentro e, soprattutto, oltre i fatti, perché conosciamo l’animo degli uomini, intuirne e spesso carpirne i segreti interiori, quelli che essi non rivelano per pudore e per timidezza, come le sofferenze, i disagi, le contrarietà, ma anche spesso le intime gioie, il candore e le nebbie dell’anima.

E tutto ciò che accade nel mondo, tramite questo dàimon, diventa oggetto di poesia, si fa poesia e giunge al poeta (a me stessa quando la poesia mi raggiunge) per piccoli segni, come un lieve soffio di vento, un flebile suono, un raggio di sole, una nuvola che percorre il cielo, una voce di strada che sembra soffocata in un vocio confuso, una corsa di bambini, una risata fragorosa o sommessa, ma anche una voce di pianto, un lamento che nessuno sente.

E poi, i ricordi, non per rimpiangere il passato e nutrirmi di inutili nostalgie, ma per rinnovare la memoria, per non disperdere il passato, in quanto storia personale, in quanto elemento indispensabile della mia struttura, base fondamentale di ciò che sono: poiché l’esistenza si compone di varie stagioni, e nessuna di esse può essere cancellata, pena la mutilazione del nostro essere.

Dal passato riemerge la fanciullezza, l’infanzia, l’innocenza, le gioie inconsapevoli, ma anche i luoghi, le persone, gli affetti: ritornano in una frase, un termine, in una parola riascoltata dopo anni, ma anche un odore, un profumo, la vista di una pianta o di un fiore.

Tutti elementi che si legano alla sfera dell’intelletto e del sentimento, ma che in chi ama i versi, per chi li scrive, diventano poesia.

Come credo si sia compreso fino a questo punto del mio discorso, al centro della mia poesia c’è l’uomo, in quanto essere singolo e in quanto umanità, e la natura, a cui l’uomo stesso appartiene, ma che in essa ha un ruolo privilegiato per intelligenza e consapevolezza.

E, allora i miei versi, guardano all’umanità sofferente, alla espressione di tutti quei valori universali, che la mente e il cuore degli uomini sentono e esprimono.

Cerca, con i versi, di compattare gli uomini, di eliminare nella mia considerazione, le differenze, che di fatto per natura non esistono, ma che la storia e gli uomini alimentano. Con lo stesso occhio e lo stesso animo, guardo all’umile, al diseredato e anzi, con più attenzione rispetto a coloro che hanno condizioni più floride, che sono più fortunati.

La mia poesia, che è come dire la mia stessa persona, non fa differenza di razze (tutti gli uomini sono uguali) e si indigna e denunzia con i mezzi della poesia, le prevaricazioni e le ingiustizie, i crimini, le barbarie, tutto ciò che diminuisce l’umanità nell’uomo e lo avvicina alle belve.

La mia poesia cerca di vivere il suo tempo e, come tale, è attenta a ciò che accade e cerca di darne un senso, di attribuirne un valore, ma è anche rivolta alla mia interiorità, perché io penso, io sento, io vivo ed ho un ruolo nell’umanità, che intendo svolgere con consapevolezza e senso critic

Maria Teresa Liuzzo

Voltar

Facebook




Da Síria ao Jornal Cultural ROL, Reema Hamza!

Reema Ramza traz ao ROL a literatura da Síria, o Coração do Oriente Médio, considerada um dos grandes berços da civilização e parte vital do Crescente Fértil, berço das primeiras civilizações da Antiguidade!

Reema Hamza

Reema Hamza, natural de As-Suwayda, Síria, é escritora e poetisa.

Formada pelo Instituto Superior de Música (Violino); Editora-Chefe da World of Culture (Mundo da Cultura); editora do Daily Global Nation (Nação Global Diária) e membro do Conselho Consultivo Internacional da Academia de Versala, Grécia.

Trabalhou com edição literária e administração em diversas plataformas culturais.

Suas obras foram traduzidas para vários idiomas.

Participações literárias:

Encyclopedia Oasis of Creativity (Enciclopédia Oásis da Criatividade – Partes I e II) e de The First Drop of Rain (A primeira gota de chuva); Encyclopedia Breath of the World (Enciclopédia Sopro do Mundo); Cartas de Mulheres Árabes (Palestina); Volume IV de Mandib (Índia); O Capítulo Não Escrito (Parte III); Antologia Internacional de Poetas do Amor e da Paz e Tema de estudos críticos na Metodologia de Investigação Cultural Dialética.

Publicou The Thread That Became a String, pela Editora e Casa de Estudos Umm Al-Dunya, no Egito e Poems That Chase Me, pela Barcelona Literary House for Studies and Publishing,  que inclui seus poemas traduzidos para cinco idiomas, havendo, ainda, um terceiro livro em fase de impressão que contém estudos críticos sobre sua experiência criativa.

Reema inicia sua jornada literária no ROL com o poema The café turns grey when she leaves (O café fica cinza quando ela sai), um lamento ao luto, à perda e à resiliência silenciosa.

The café turns grey when she leaves

https://gemini.google.com/app/de6ff52de03592fc?utm_source=app_launcher&utm_medium=owned&utm_campaign=base_all
Imagem criada pela IA do Gemini – https://gemini.google.com/app/de6ff52de03592fc?utm_source=app_launcher&utm_medium=owned&utm_campaign=base_all

Whenever s he looked at her tower,
her fingers filled with regret.
When she asked the fortune-teller,
she said:
The light in your poems is a grave error.
Your eyes—
a plundered distance
since the kohl of absence traced them.
Her shadow—
a wall the wars forgot standing.
Whenever she brandished water against it,
she saw her face
resembling a sentence
that stopped in the middle of the fire.
In the café,
the far corner draws her.
The world is an idea that never tempted her,
and her silence—
a window that does not close.
Her jilbab—faint tales
seeping from an old mirror.
She ordered her coffee
with the calm of a stranger.
The poem grew old in the first sip,
and the aroma stumbled
on a margin
bound by emptiness and passed by rain.
The café’s song
searches for a beginning in her features.
The waiter passed and asked her quietly,
“Madam, this is your rose… you left it on the table.”
She arranged her shawl and answered without looking:
“Roses are read once,
and after that…
Merely a repetition of the image of withering.”
The waiter rose, confused,
took the rose like one absorbing a secret
he does not know what to do with.
She remained for a moment,
then left behind trembling cups
and a chair that grew more alone.
Since that moment,
the café began to turn grey—how could it not,
when the corner she sat in
is always reserved,
without anyone coming?

Reema Hamza

O café fica cinza quando ela sai

Sempre que olhava para sua torre,
seus dedos se enchiam de arrependimento.

Quando perguntou à cartomante,
ela disse:
A luz em seus poemas é um grave erro.

Seus olhos —
uma distância saqueada
desde que o kohl da ausência os traçou.

Sua sombra —
uma parede que as guerras esqueceram de existir.

Sempre que brandia água contra ela,
via seu rosto
semelhante a uma frase
que parou no meio do fogo.

No café,
o canto mais distante a atrai.

O mundo é uma ideia que nunca a tentou,
e seu silêncio —
uma janela que não se fecha.

Seu jilbab— tênues contos
vazando de um espelho antigo.

Ela pediu seu café
com a calma de uma estranha.

O poema envelheceu no primeiro gole,
e o aroma tropeçou
numa margem
limitada pelo vazio e levada pela chuva. A canção do café
busca um começo em suas feições.

O garçom passou e perguntou-lhe em voz baixa:
“Senhora, esta é a sua rosa… a senhora a deixou sobre a mesa.”

Ela ajeitou o xale e respondeu sem olhar:
“Rosas são lidas uma vez,
e depois disso…
mera repetição da imagem do murchar.”

O garçom levantou-se, confuso,
pegou a rosa como quem absorve um segredo
com o qual não sabe o que fazer.

Ela permaneceu por um instante,
depois deixou para trás xícaras trêmulas
e uma cadeira que se tornava cada vez mais solitária.

A partir daquele momento,
o café começou a ficar cinzento — como poderia ser diferente,
se o canto onde ela se sentava
está sempre reservado,
sem ninguém aparecer?

Reema Hamza

Voltar

Facebook




Do Iêmen ao ROL, Mustafa Abdulmalek Al-Sumaidi!

Mustafa Al-Sumaidi traz ao ROL a Literatura do Iêmen, a Terra do Incenso, “onde poesia, música e artes visuais entrelaçam memória, identidade e pertencimento” (Diplomacia Business)!

Mustafa Al-Sumaidi

Mustafa Abdulmalek Al-Sumaidi, natural de Saná, Iêmen, é poeta, haikaísta, pesquisador acadêmico e tradutor literário.

Seu trabalho se concentra na interação dinâmica entre as tradições literárias árabe e inglesa.

Ele contribue para diversas plataformas regionais e internacionais, com ênfase particular em estudos de tradução, literatura comparada e expressão poética interlinguística.

Como tradutor, traduziu para o árabe a obra ‘Natureza’, de Ralph Waldo Emerson, e uma ampla seleção de poesia britânica e americana. Por outro lado, seu trabalho de tradução do árabe para o inglês apresenta coletâneas de poetas iemenitas proeminentes, além de quase uma centena de poemas clássicos e modernos selecionados, todos em fase final de preparação para publicação.

Mustafa contempla os leitores do ROL com o poema Horizon’s glow (O brilho dos horizontes), uma ode poética à inspiração artística e à natureza

Horizon’s glow

Imagem criada por IA do Gemini - https://gemini.google.com/app/09f987a00d3559df?utm_source=app_launcher&utm_medium=owned&utm_campaign=base_all
Imagem criada por IA do Gemini – https://gemini.google.com/app/09f987a00d3559df?utm_source=app_launcher&utm_medium=owned&utm_campaign=base_all

A full golden orb
on the mountaintop,
slowly sinking from sight.
And now—what an afterglow!
As if the sea itself is surging with fire,
and its flames mirror the farthest reach,
As if it has fallen upon a stretched autumn,
causing the leaves to light up its high horizon
with a violet‐tinged reflection.

My eyes have a veranda that stores hues.
From its golden face, I shape a lantern,
from the tones of twilight, I fashion
inks for paintings unlike any other.
When night descends, deep and dark,
I hang it above my art table
to see where its light will guide me
in the realm of the Muse.

My brushes harbor
what I have treasured of colors
to spill and inscribe the sunrise glow,
so beauty may remain alive
within my veins.

Mustafa Al-Sumaidi

O brilho dos horizontes

Um orbe dourado completo
no topo da montanha,
afundando lentamente na vista.

E agora — que brilho residual!

Como se o próprio mar se erguesse em chamas,
e suas labaredas refletissem o horizonte mais distante,
como se tivesse caído sobre um outono estendido,
fazendo com que as folhas iluminassem seu horizonte elevado
com um reflexo tingido de violeta.

Meus olhos têm uma varanda que guarda matizes.

De sua face dourada, moldo uma lanterna,
dos tons do crepúsculo, crio
tintas para pinturas diferentes de todas as outras.

Quando a noite desce, profunda e escura,
eu a penduro acima da minha mesa de pintura
para ver para onde sua luz me guiará
no reino da Musa.

Meus pincéis abrigam
o que guardei como tesouro em cores
para derramar e inscrever o brilho do nascer do sol,
para que a beleza permaneça viva
em minhas veias.

Voltar

Facebook




Do Uzbequistão ao ROL, Xasanova Aziza Kumushbek qizi!

Aziza Xasanova traz ao ROL a literatura do Uzbequistão, país das cidades milenares na antiga Rota da Seda, com a espetacular arquitetura islâmica de azulejos azuis!

Aziza Xasanova

Xasanova Aziza Kumushbek qizi, 22, natural de Chirchik, região de Tashkent, Uzbequistão, mais conhecida como Aziza Xasanova, é estudante da Universidade de Economia e Pedagogia de Tashkent, da qual, em 1º de março de 2025, recebeu o título de ‘Faculty Zulfiya’, prêmio outorgado em um concurso promovido pela universidade, concedido a professoras e pesquisadoras em países da Ásia Central, em especial no Uzbequistão, em homenagem à célebre poetisa e ativista uzbeque Zulfiya Isroilova.

Publicou diversos artigos científicos. Seus poemas e contos foram publicados em vários jornais, revistas e sites ao redor do mundo, dos seguintes países, dentre outros: Albânia, Paquistão, Itália, Estados Unidos, Reino Unido, Alemanha, Índia, Argentina, Turquia, Arábia Saudita, Uzbequistão, Quênia, África, Coreia do Sul e Bangladesh.

Aziza Xasanova se apresenta aos leitores do ROL com o conto My dear (Meu querido), que traz como elementos da história o realismo mágico, destino e amor platônico

My Dear

Imagem criada pelo ChatGPT – https://chatgpt.com/c/6a171d19-0520-83e9-8793-954e3aacc0f1

In one of the streets of Paris, the city of love, lived a girl whose heart shone like the sun. Her name was Lucy. Lucy was naturally very beautiful and charming. Her long, flowing hair and beautiful blue eyes reminded one of the calm ocean. Since childhood, she loved books very much. She was quite different from her peers. How, you ask? While others were learning to ride bicycles, she preferred to be alone with the characters she loved in her books.

As usual, Lucy was passing by Monsieur Champlain’s bookstore when she saw that new books had arrived and couldn’t contain her excitement. Her eyes fell on a wonderful book titled My Dear. Curiously, she picked up the book. Monsieur Champlain smiled and greeted her, “Lucy, I knew the new books would interest you.” “Yes, of course,” she replied, taking the book home.

As she opened the first page, one sentence caught her attention: “Hello, I’m glad you are thinking of me.” She smiled at this line; it was funny but strange because the author’s name was not written anywhere. Turning another page, she saw a line that said, “I know you smiled today after reading my words.” And indeed, she did smile.

Reading the sentence, “My dear, protect yourself; you are one of the rare people before me,” her heart skipped a beat. Since she had not yet met the person of her dreams, these words seemed written just for her. Her dream prince was exactly like that: handsome, kind, pure-hearted, a bit taller, and most importantly, someone who loved books and enjoyed horseback riding.

Even though her peers laughed at Lucy, she paid no attention. According to them, love was nothing real; they only cared about a groom’s appearance and lineage. But Lucy thought differently. For her, it didn’t matter where someone’s heart came from; what mattered was to find a person who would understand her without words.

Many young men in the city tried to win Lucy’s heart because she was the most beautiful girl, but she did not care for any of them. Believing that every book must have an author, Lucy flipped through the pages and found a name: “I’m waiting for you in the streets of Zurich, with love, Edward.” Her heart jumped as she read this and, without finishing the book, took it with her and headed toward Zurich.

Lucy didn’t know where to find Edward. Opening the previous page, she read: “We will meet one day at the café on the edge of the city. My heart is a flower.” These lines melted her heart. She desperately wanted to meet and talk to the author of the book. But fate had other plans for her.

When she arrived at the café, there were not many people. She ordered coffee and began reading from the first pages again. One sentence said, “If you come, we will have coffee together.” At that moment, her coffee arrived, and the waiter said, “Lucy, you don’t seem to be from around here.” “Yes, I’m a traveler searching for the author of a book. I haven’t seen him, but I want to meet him,” she said.

The waiter smiled and said, “That’s Edward, the author of this book. Many girls come every day looking for him but never find him. If I tell you, this book explains how to meet him, but most people only read it superficially. You must read it with your soul. Then you will find him.”

As Lucy read the next line, “Maybe you are drinking coffee without me and cannot taste its flavor, just as I never understood the taste of coffee without you,” she truly felt the coffee had no flavor. Holding the book, she left the café.

The words, “What do you say to the seas, just like your eyes,” gave her more passion. On the edge of the city, in a cozy place surrounded by trees, she stopped and thought, “I’m lost.”

Suddenly, a young man came up to her. He had a gentle voice, slender build, long legs, and eyes just as beautiful as Lucy’s. He was very simple but strikingly handsome. “Can I help you, madam?” he asked. “I’m lost. Is there a nearby hotel where I can stay for the night?” Lucy replied.

He said, “Yes, not far from here. I can show you the way, if you like.” Seeing the book in her hand, he said, “I suppose you are also looking for Edward.” Lucy nodded, “Yes, I haven’t finished the book, but I drank coffee with him.”

“How is that possible?” he asked. Lucy answered, “I felt his presence beside me, as if our souls were already acquainted, even if our bodies weren’t.”

“I also drank coffee with him in my heart,” she added. “Isn’t that strange? Every word he wrote seems familiar to my soul. For example: ‘Without you, I searched every moment of my life,’ or ‘Don’t dream of dancing a waltz without an umbrella on rainy days with anyone else.’ He loves the rain just like me. I love walking in the rain without an umbrella. There is a bond between us — understanding.”

The young man smiled. “Strange indeed. We are two people under the same sky, connected by our souls but separated physically.”

“Why are you smiling, sir?” Lucy asked. “How can you recognize him if there’s nothing else about him in the book?” The young man replied, “I feel him in my heart. I came to hear the words of love in this book from the author’s gentle voice.”

They reached the hotel without noticing how the time passed. “By the way, I forgot to ask your name. Thank you for your help,” Lucy said. “My name is Lucy. What about you?” “Mine is Edward.”

Edward — the very person Lucy was searching for — was right there. “You are the first person to find me. I just finished writing the book, but everyone reads it from beginning to end and then searches for the author. You found me searching for my soul and heart.”

Their eyes met — it was love at first sight. Edward said, “No one ever understood me until you. But you felt me.”

Lucy’s dream prince was Edward. Two hearts joined by fate, bound by just a line of love. No matter how many kilometers separated them, Lucy and Edward found each other. They became precious to each other. The distance of love was only words; their hearts and souls were already familiar.

Two souls connected by spirit never imagined that one day, they would meet on the streets of Zurich and fall in love at first sight. Fate’s gift to Lucy was Edward, and to Edward, it was Lucy. Yes, those who sincerely desire will one day become their own destiny.

Aziza Shasanova

Voltar

Facebook




Do México ao Jornal ROL, Adriana Rodríguez!

As letras de Adriana Rodrígues trazem aos leitores do ROL as cores do México, o País das Mil Vozes, visto como um encontro entre a terra e o divino e o passado sagrado e a modernidade pulsante!

Adriana Rodríguez

Adriana Rodríguez, natural de Heroica Matamoros, México, é escritora e criadora literária.

Sua obra transita entre a poesia e o conto, explorando emoções humanas, memória, vulnerabilidade e o claro-escuro da experiência cotidiana.

Participou de eventos de poesia presenciais e virtuais, além de contribuir para programas e publicações em diversas revistas digitais.

Seus trabalhos foram incluídos em inúmeras antologias e projetos editoriais independentes.

Entre seus títulos publicados estão as coletâneas de contos ‘Pesadelos: Crônicas dos Sonhos e Hábitos das 6 da Manhã’, bem como as coletâneas de poesia ‘Desaparecida’ e ‘Fragmentos’.

Atualmente, continua a desenvolver projetos literários focados na exploração íntima da linguagem e das sensibilidades contemporâneas.

Adriana Rodríguez inaugura sua contribuição no ROL com o poema Donde empieza mi nombre (Onde meu nome começa), complexa reflexão sobre identidade, silêncio e o sofrimento de dar voz à própria essência!

Donde empieza mi nombre

Imagem criada pelo ChatGPT – https://chatgpt.com/c/6a10db0c-cd64-83e9-986a-742079cf55f3

Cuento con los dedos las letras de mi ser
nombrándome en silencio
abriendo en la herida
mientras me hallo escondida
detrás de una muralla que cae a pedazos

Hay en mi un pulso torcido
respira inquieto a través de mis poros
y arde incluso con anhelo
cuando debería mantenerse callado
a la sombra de un murmullo que duerma lento

Un suspiro que muere por nacer
pero a cambio se queda ahogado entre las pestañas
en el sonido de una palabra que aún no existe
entre sílabas frías que separan lo innombrable
del manto sagrado que cubre las verdades

Nace un lunes antes del ocaso
y se rompe justo antes del amanecer
crece sin caber, sin el peso de una existencia
y se nombra ausencia cuando siente que nace.

Onde meu nome começa

Conto nos dedos as letras do meu ser
nomeando-me em silêncio
abrindo a ferida
enquanto me encontro escondida
atrás de uma parede que se desmorona em pedaços

Há um pulso retorcido dentro de mim
respira inquieto pelos meus poros
e queima até mesmo com saudade
quando deveria permanecer em silêncio
na sombra de um murmúrio que dorme lentamente

Um suspiro que anseia por nascer
mas, em vez disso, permanece sufocado entre os cílios
no som de uma palavra que ainda não existe
entre sílabas frias que separam o inominável
do manto sagrado que cobre as verdades

Nasce numa segunda-feira antes do pôr do sol
e irrompe pouco antes do amanhecer
cresce sem se encaixar, sem o peso de uma existência
e é chamado de ausência quando sente que está nascendo.

Adriana Rodríguez

Voltar

Facebook




Da Romênia ao ROL, o filólogo, escritor e poeta Felix Nicolau!

Filho do País dos Cárpatos, Felix Nicolau traz ao ROL “a clareza e profundidade do discurso literário, explorando as dimensões hermenêuticas, culturais e comunicativas da arte e da sociedade” (Rhea Cristina)!

Felix Nicolau
Felix Nicolau

Felix Nicolau, natural de Bacau (Romênia), é filólogo, escritor, poeta, professor e doutor em Estudos Literários pela Universidade de Bucareste, tendo lecionado nas universidades Complutense de Madrid, Universidade de Granada e Universidade de Lund, na Suécia.

Membro da União dos Escritores da Romênia e colabora com numerosas revistas literárias e científicas, tanto nacionais como estrangeiras

Entre os seus livros destacam-se: Știința minciunii responsabile. Tratat de embolii culturale; Istoria nucleară a culturii. Cuante hermeneutice; Ingen fara på taket; You Are not Alone. Culture and Civilization; Morpheus: from Text to Images. Intersemiotic Translation; Take the Floor. Professional Communication Theoretically Contextualized; Cultural Communication: Approaches to Modernity and Postmodernity; Homo imprudens.

Publicou vários livros de poesia e dois romances: Kamceatka. Time is Honey; Pe mâna femeilor; Tandru şi rece, Bach, manele şi Kostel; Cucerirea râsului; Salonul de invenţii.

Felix Nicolau inicia sua colaboração ROLiana com o surpreendente poema A vida é mórbida, versos que denotam a tensão profunda entre Eros e Tânatos, a dualidade amor e morte.

A vida é mórbida

Imagem criada pelo ChatGPT - https://chatgpt.com/c/6a0dec22-51e4-83e9-944e-3d2dca9b9457
Imagem criada pelo ChatGPT – https://chatgpt.com/c/6a0dec22-51e4-83e9-944e-3d2dca9b9457

se tu também entrasses como as outras
quase à hora do canto dos galos
furtivamente e soltando aquele cheiro
de escaravelhos vermelhos típico dos cemitérios armênios
mas tu não
quase me acordas mergulhando
no meu sonho com a boca aberta
e as pálpebras frias
quase consigo sentir teu coração pulsando
sobre o meu peito
mesmo aproveitando-me de ti enquanto dormes
ainda sou capaz de estender o braço esquerdo
para verificar se

a tua alma está lá
congelada e enorme

se continua lá congelada e enorme
enquanto tu insistes que uma vida noturna intensa
estimula o pulso
acelerando o ridículo

Felix Nicolau

Voltar

Facebook




De Cuba ao ROL, Osiris Valdés López!

Osiris Valdés Lopez traz ao ROL a vibrante literatura de Cuba, a Ilha da Juventude, Coração do Caribe, um caleidoscópio vibrante de cores e história!

Osiris Valdés López
Osiris Valdés López

Osiris Valdés López, natural de Havana, Cuba, é uma figura proeminente no mundo artístico e literário, enriquecida por sua dupla nacionalidade, cubana e espanhola. Filha de pai cubano e mãe espanhola, sua vida tem sido um entrelaçamento de culturas que moldou sua visão artística e literária.

Desde jovem, Osiris mergulhou no mundo das artes, combinando sua formação em Economia com uma profunda paixão pela literatura e pelas artes plásticas. Frequentou aulas de dança e estudou teatro no Instituto Cubano de Rádio e Televisão cubana, com a renomada atriz de cinema e televisão, Eslinda Núñez.

Sua carreira literária reflete a criatividade e dedicação, abrangendo poesia lírica, prosa, sonetos, romances e peças teatrais. Seus trabalhos foram traduzidos para o inglês, hebraico e italiano, destacando-se pela capacidade de abordar temas universais com sensibilidade singular.

Da sua produção literária, destacam-se: De Cores no arco-íris; O arco-íris de meus desejos insaciáveis; Me acontece em Cuba, levando-a ser contemplada com o Prêmio Golden Eagle World 2024, concedido pela União Mundial Hispânica de Escritores (UHE)

Prêmio Mundial César Vallejo e o Prêmio União Mundial Hispânica de Escritores, 2024.

Na área jornalística desde 2019, Osíris colabora com colunas em diversos veículos digitais, onde aborda temas culturais e realiza entrevistas com artistas de destaque da música e da literatura.

Osiris se apresenta aos leitores do ROL com a crônica Cartografía de lo que nos hace humanos (Mapeando o que nos torna humanos), que reflete sobre a empatia como a essência da humanidade, destacando a capacidade de enxergar e compreender o outro em um mundo agitado e anônimo, impessoal.

Mapeando o que nos torna humano

Imagem criada pela IA da Meta
Imagem criada pela IA da Meta

En medio del ruido del mundo moderno, todavía existen personas capaces de mirar a los demás con ternura. Seres que escuchan con eEn medio del ruido del mundo moderno, todavía existen personas capaces de mirar a los demás con ternura. Seres que escuchan con el corazón abierto, que abrazan incluso sin tocar, y que poseen la extraña habilidad de hacer que alguien se sienta visto después de años de invisibilidad. Tal vez ahí habite una de las formas más puras de la empatía: la capacidad de volver significativa la existencia del otro.

Vivimos tiempos acelerados. Todo parece correr demasiado deprisa: las ciudades, las noticias, los pensamientos, los días. Muchas personas sonríen mientras por dentro sostienen silencios que nadie ve. Otras han aprendido a ocultar el cansancio detrás de la costumbre, como si la fragilidad fuera una condición inevitable de la vida adulta. Y aun así, entre tanta velocidad, todavía aparece —casi en secreto— esa forma de luz que no hace ruido: la comprensión.

Porque la empatía no es debilidad. Es una de las expresiones más altas de la inteligencia humana.

Es la capacidad de detenerse frente al dolor ajeno sin desviar la mirada. Es comprender que cada persona carga una historia invisible, y que a veces una sola palabra puede convertirse en refugio. Recuerdo una escena sencilla: una persona sentada en el transporte público, con la mirada perdida en el vidrio, intentando sostenerse en silencio. A su lado, alguien sin conocer su historia le pregunta con una voz mínima: “¿Estás bien?”. No había solución, no había consejo, no había respuesta perfecta. Solo esa pregunta. Y, sin embargo, en ese instante algo se iluminó dentro de ella. Como si el mundo, por un momento, dejara de ser hostil.

A veces la vida entera se sostiene en gestos que parecen insignificantes.

Una conversación honesta. Una mano ofrecida sin condiciones. Un “estoy aquí” dicho en el momento justo. Pequeños actos que no cambian el mundo en apariencia, pero que pueden cambiar el modo en que alguien decide permanecer en él.

La empatía tiene una cualidad profundamente luminosa: transforma lo humano en hogar.

Convierte la distancia en cercanía, el miedo en reconocimiento, la soledad en compañía. Nos recuerda que no estamos hechos únicamente para sobrevivir, sino para reconocernos unos a otros mientras atravesamos esta compleja experiencia de estar vivos.

Y aunque el mundo a veces parezca inclinarse hacia la dureza o la prisa, también está habitado por una multitud silenciosa de personas que aún practican la bondad sin nombre. Seres que ayudan sin testigos, que consuelan sin discursos, que sostienen al otro sin pedir nada a cambio. Presencias que, sin saberlo, mantienen encendida una forma de humanidad que no siempre aparece en los titulares.

Porque cuando alguien se siente verdaderamente comprendido, algo dentro de él se tranquiliza. Algo vuelve a su lugar.

Y quizá esa sea la verdad más simple y más olvidada: que seguimos siendo humanos mientras aún podamos reconocernos unos a otros sin prisa, sin juicio y con una ternura que no necesita explicación.

Mientras exista alguien capaz de mirar así, el mundo no habrá perdido su centro ni la vida su esencia.l corazón abierto, que abrazan incluso sin tocar, y que poseen la extraña habilidad de hacer que alguien se sienta visto después de años de invisibilidad. Tal vez ahí habite una de las formas más puras de la empatía: la capacidad de volver significativa la existencia del otro.

Vivimos tiempos acelerados. Todo parece correr demasiado deprisa: las ciudades, las noticias, los pensamientos, los días. Muchas personas sonríen mientras por dentro sostienen silencios que nadie ve. Otras han aprendido a ocultar el cansancio detrás de la costumbre, como si la fragilidad fuera una condición inevitable de la vida adulta. Y aun así, entre tanta velocidad, todavía aparece —casi en secreto— esa forma de luz que no hace ruido: la comprensión.

Porque la empatía no es debilidad. Es una de las expresiones más altas de la inteligencia humana.

Es la capacidad de detenerse frente al dolor ajeno sin desviar la mirada. Es comprender que cada persona carga una historia invisible, y que a veces una sola palabra puede convertirse en refugio. Recuerdo una escena sencilla: una persona sentada en el transporte público, con la mirada perdida en el vidrio, intentando sostenerse en silencio. A su lado, alguien sin conocer su historia le pregunta con una voz mínima: “¿Estás bien?”. No había solución, no había consejo, no había respuesta perfecta. Solo esa pregunta. Y, sin embargo, en ese instante algo se iluminó dentro de ella. Como si el mundo, por un momento, dejara de ser hostil.

A veces la vida entera se sostiene en gestos que parecen insignificantes.

Una conversación honesta. Una mano ofrecida sin condiciones. Un “estoy aquí” dicho en el momento justo. Pequeños actos que no cambian el mundo en apariencia, pero que pueden cambiar el modo en que alguien decide permanecer en él.

La empatía tiene una cualidad profundamente luminosa: transforma lo humano en hogar.

Convierte la distancia en cercanía, el miedo en reconocimiento, la soledad en compañía. Nos recuerda que no estamos hechos únicamente para sobrevivir, sino para reconocernos unos a otros mientras atravesamos esta compleja experiencia de estar vivos.

Y aunque el mundo a veces parezca inclinarse hacia la dureza o la prisa, también está habitado por una multitud silenciosa de personas que aún practican la bondad sin nombre. Seres que ayudan sin testigos, que consuelan sin discursos, que sostienen al otro sin pedir nada a cambio. Presencias que, sin saberlo, mantienen encendida una forma de humanidad que no siempre aparece en los titulares.

Porque cuando alguien se siente verdaderamente comprendido, algo dentro de él se tranquiliza. Algo vuelve a su lugar.

Y quizá esa sea la verdad más simple y más olvidada: que seguimos siendo humanos mientras aún podamos reconocernos unos a otros sin prisa, sin juicio y con una ternura que no necesita explicación.

Mientras exista alguien capaz de mirar así, el mundo no habrá perdido su centro ni la vida su esencia.

Osiris Valdés López

Voltar

Facebook