Da Itália ao ROL, Maria Teresa Liuzzo!

Maria Teresa traz ao ROL a literatura da Itália,

‘Il Bel Paese’ (O Belo País),

País do Amor e do Renascimento

Maria Teresa Liuzzo

Maria Teresa Liuzzo, natural de Régio da Calabria, Itália, é membro acadêmica e profissional da Sirius (Bonn), Wow (Rússia) e Kult Apogeum (Dinamarca). Possui doutorado em Psicologia e é professora de Filosofia e Literatura Moderna (Universidade Leibniz, Santa Fé, Novo México, EUA) e membro do Senado Acadêmico.

Nas áreas de jornalismo, cultura e literatura, é editora, colunista, olheira de talentos, presidente da Associazione P. Benintende Lirico Drammatica; diretora e fundadora da revista cultural internacional LE MUSE – Diretora Adjunta da Arte e TV; tradutora, comentarista e escritora.

Publicou 35 livros traduzidos para 32 idiomas. Traduziu e publicou poetas de cinco continentes.

Colabora com centenas de revistas na Itália e no exterior, saites e blogs.

Maria Teresa inicia sua colaboração no ROL com o ensaio literário Oltre la luce, oltre il buio… (Além da luz, além da escuridão…), uma meditação metapoética que define a poesia como um fenômeno misterioso, nascido da intuição e mediado pelo daimon ou ‘criança interior’ da autora, focando na transformação de sinais sutis do cotidiano e da memória em versos, visando a união humanitária, a denúncia de injustiças e a valorização dos humildes.

Oltre la luce, oltre il buio…

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Mi accade frequentemente di domandare a me stessa cosa sia la poesia, quella singolare forma di mistero, che appare e si esprime, senza che alcuno la riveli, senza che il velo che la nasconde alla mente degli uomini, che pure la esprimono, si squarci.

Accade un fenomeno strano, come se avessimo un cielo risplendente di abbagliante luce – ma senza la presenza del sole, posto forse al di là di impenetrabili cortine di nuvole – ma così benigna, da farsi sostenere dal nostro sguardo perché ne possiamo osservare le immagini, i ghirigori di fantasia, i colori, le ombre, i chiaroscuri e possiamo ascoltarne le voci, comprendere e decifrare i concetti, insiti nella stessa luce.

Oppure, mi sembra che essa venga fuori dalla notte dal buio più denso, in una successione progressiva e sempre più imponente, da una fioca favilla, che si moltiplica indefinitamente e si potenzia di luminosità prodigiosa, fino a rendere quasi diurno il firmamento. Ma essi, il sole e le stelle, non sono che immagini esteriori, le sole visioni, che sono consentite ai sensi dell’uomo.

Ma, cosa c’è oltre la luce, oltre il buio, dai quali la poesia sembra promanare? Come focalizzarla, come dare una risposta sulla sua essenza?

Accade a me, ma certo a tutti coloro che fanno poesia, di sapere con certezza cos’è la poesia mentre la esprimiamo nei versi (sempre che – ma non è mai certo – che la nostra sia poesia) e di non saperla riconoscere più, quando il momento magico della creazione è già trascorso.

Eppure so con certezza che esiste un’entità che è dentro di noi, quella che Giovanni Pascoli definiva come il fanciullino. Quella che io spesso menziono nella mia poesia e a cui attribuisco il nome di dàimon.

Comunque la si voglia definire, questa entità ci suggerisce le parole, potenzia la nostra vista, perché noi possiamo vedere più in profondità e più lontano degli uomini comuni (comuni, nel senso che non hanno il dono dell’espressione della poesia), rende più acuta la nostra mente perché possiamo vedere dentro e, soprattutto, oltre i fatti, perché conosciamo l’animo degli uomini, intuirne e spesso carpirne i segreti interiori, quelli che essi non rivelano per pudore e per timidezza, come le sofferenze, i disagi, le contrarietà, ma anche spesso le intime gioie, il candore e le nebbie dell’anima.

E tutto ciò che accade nel mondo, tramite questo dàimon, diventa oggetto di poesia, si fa poesia e giunge al poeta (a me stessa quando la poesia mi raggiunge) per piccoli segni, come un lieve soffio di vento, un flebile suono, un raggio di sole, una nuvola che percorre il cielo, una voce di strada che sembra soffocata in un vocio confuso, una corsa di bambini, una risata fragorosa o sommessa, ma anche una voce di pianto, un lamento che nessuno sente.

E poi, i ricordi, non per rimpiangere il passato e nutrirmi di inutili nostalgie, ma per rinnovare la memoria, per non disperdere il passato, in quanto storia personale, in quanto elemento indispensabile della mia struttura, base fondamentale di ciò che sono: poiché l’esistenza si compone di varie stagioni, e nessuna di esse può essere cancellata, pena la mutilazione del nostro essere.

Dal passato riemerge la fanciullezza, l’infanzia, l’innocenza, le gioie inconsapevoli, ma anche i luoghi, le persone, gli affetti: ritornano in una frase, un termine, in una parola riascoltata dopo anni, ma anche un odore, un profumo, la vista di una pianta o di un fiore.

Tutti elementi che si legano alla sfera dell’intelletto e del sentimento, ma che in chi ama i versi, per chi li scrive, diventano poesia.

Come credo si sia compreso fino a questo punto del mio discorso, al centro della mia poesia c’è l’uomo, in quanto essere singolo e in quanto umanità, e la natura, a cui l’uomo stesso appartiene, ma che in essa ha un ruolo privilegiato per intelligenza e consapevolezza.

E, allora i miei versi, guardano all’umanità sofferente, alla espressione di tutti quei valori universali, che la mente e il cuore degli uomini sentono e esprimono.

Cerca, con i versi, di compattare gli uomini, di eliminare nella mia considerazione, le differenze, che di fatto per natura non esistono, ma che la storia e gli uomini alimentano. Con lo stesso occhio e lo stesso animo, guardo all’umile, al diseredato e anzi, con più attenzione rispetto a coloro che hanno condizioni più floride, che sono più fortunati.

La mia poesia, che è come dire la mia stessa persona, non fa differenza di razze (tutti gli uomini sono uguali) e si indigna e denunzia con i mezzi della poesia, le prevaricazioni e le ingiustizie, i crimini, le barbarie, tutto ciò che diminuisce l’umanità nell’uomo e lo avvicina alle belve.

La mia poesia cerca di vivere il suo tempo e, come tale, è attenta a ciò che accade e cerca di darne un senso, di attribuirne un valore, ma è anche rivolta alla mia interiorità, perché io penso, io sento, io vivo ed ho un ruolo nell’umanità, che intendo svolgere con consapevolezza e senso critic

Maria Teresa Liuzzo

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Espelho

Sergio Diniz da Costa: Poema ‘Espelho’

Sergio Diniz
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Quando o tempo tatuar meu corpo
Com as rugas da idade
E o espelho refletir minha imagem
Tão estranha aos ares da mocidade
O que verão meus olhos cansados?
Uma vítrea personagem sem alma
Dublando um resto de vida?
Uma alma esculpida em bronze
Afrontando, sobranceira,
O inevitável Mistério?

As linhas tão profundas
Sulcando minha matéria frágil
Aumentarão a luz
De minha candeia íntima
Transformando minh’alma
Prenhe de liberdade
Num candeeiro sem fim?

Ó Tempo, eterno coletor de débitos!
Que me cobrará teu aguçado desígnio?

Quando o Tempo tatuar meu corpo
Com as rugas da idade
E minha imagem diluída no espelho
Perder o alento de quem se mira
Indagarei aos anos idos:
Que espectro me reveste o presente:
Anjo ou demônio?

Quando o Tempo tatuar meu corpo
Com as rugas da idade
E no espelho não houver imagem
Que me cobrará a Vida?
Com que peso ou leveza
A Pena da Eternidade
Lavrará minha sentença?

Sergio Diniz da Costa

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Answer

Jane Nash: Short story ‘Answer’

Jane Nash
Jane Nash
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When she heard that most of the questions were statements waiting for confirmation, she stopped asking questions. Instead, she stated her intentions so there would be no misunderstandings about what she wanted or what her position was.

By denying others the opportunity for self-discovery, she presumed to know every detail of the life that touched and moved her.

Until there was nothing left to discover, except the space left behind where new questions could be formulated.

Jane Nash

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Dispo as lágrimas

Jacob Kapingala: Poema ‘Dispo as lágrimas’

Logo da seção O Leitor Participa
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Dispo as lágrimas que me vestem,
Sem medo nem vergonha de ninguém.
Não temo que vejam a nudez do meu rosto,
Que sempre esteve no lado oposto.

Rumarei em busca de um novo traje,
Numa grande velocidade como quem foge,
Da tempestade iminente,
E da dor persistente.

Dispo as lágrimas que me vestem,
E visto-me de alegria que só faz bem.
Pego no sorriso que há muito se foi,
E dou-lhe um abraço com esta alma que ainda dói.

E se no meu caminhar,
A alegria não encontrar,
Vou preferir a nudez do meu rosto,
A viver com lágrimas que só trazem desgosto.

Jacob Kapingala

Jacob Kapingala
Jacob Kapingala

Jacob Kapingala, 28, é natural da província de Huambo (Angola) e reside em Luanda. Estudou Pedagogia na Escola Missionária do Verbo Divino (Santa Madalena) e atualmente exerce a função de professor do ensino primário.

É escritor e poeta, com participação em algumas antologias e revistas literárias do Brasil e de Portugal.

Teve o desejo de colocar no papel aquilo que pensava somente em 2018, ano em que escreveu seus primeiros poemas. Porém, foi somente em 2019 que passou a se dedicar de corpo e alma à poesia.

É académico da CILA – Confraria Internacional de Literatura e Arte, da ABMLP – Academia Biblioteca Mundial de Letras y Poesía e da Academia Virtual dos

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Meu garimpo poético

Sandra Albuquerque: ‘Meu garimpo poético’

Sandra Albuquerque
Sandra Albuquerque
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Todos os dias, desde que aqui cheguei, é um desafio sobreviver.

Da infância, da adolescência, da juventude e, agora, da terceira idade, tudo o que fiz de melhor aprendi com meus avós e com os livros.

Desde os oito anos de idade, me pego escrevendo pensamentos e saudades, lembranças de um tempo que jamais voltará.

Mas cada poema, cada crônica ou conto, são filhos meus que nascem do âmago da alma. Então, na hora de esboçá-los no miolo de um livro, faço um verdadeiro garimpo poético.

São inúmeras dúvidas! E com elas, novas ideias surgem. Criações em cima de criações.

Vejo-me numa viagem e as palavras vão surgindo como estrelas ou borboletas encantadas.

Pura emoção: choro e rio. Só quem escreve sabe a que estou me referindo. Quantas vezes algumas pessoas me perguntaram se eu estava apaixonada, e outras, se eu estava triste, ao lerem meus textos. E eu, simplesmente, respondi: “Poetizar é desnudar a alma e escrever nas entrelinhas do tempo entre a fantasia e a realidade.”

Nem tudo que se escreve é real. Muitas vezes, são voos da imaginação. Outras vezes, são fatos narrados ou avistados pelo autor.

A lauda é um palco, e o autor, simplesmente o protagonista. E, quando as cortinas se abrem, lá estão os seus assíduos leitores como plateia.

Sandra Albuquerque

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Tarde azul de primavera

Evani Rocha: Poema ‘Tarde azul de primavera’

Evani Rocha
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Conto os dias e as horas para te ver.
Já reguei o meu jardim,
Em breve as primeiras flores vão aparecer
E chamar as borboletas.
É primavera outra vez…
Eu sei que vais chegar em uma destas tardes
De brisa mansa e sombra na varanda,
Enlaçar meu corpo feito gavinhas…
Conto também as pedras do caminho,
E as centelhas que desprendem de meus olhos
Ao encontro dos teus…
São as luzes que te guiam até mim!
Conto mentalmente as curvas de teu corpo,
E o palpitar ligeiro dentro do meu peito.
Há pouco para entardecer,
O sol já se deita sobre as calçadas de pedra,
Os terreiros de terra, sobre os verdes prados…
Conto as horas enlouquecidas, que escorrem entre meus dedos,
Leves, sedentos… sobre a pele encrespada.
E assim, o sol vai escondendo-se no horizonte alaranjado.
Mais uma vez, rego o meu jardim,
E a mesma água que verte de meus olhos ansiosos,
Encharca a terra, renova as folhas das hortênsias
E abre uma rosa carmim…
Apenas uma rosa, de pétalas sedosas e perfumadas,
No fim desta tarde azul…
Conto o tempo em minutos e segundos,
Tropeço nos números,
Colho os últimos raios de sol,
Que logo se esvaem de minhas mãos,
Para repousar atrás dos montes!
Eu ainda te espero,
Mesmo que seja para os únicos sussurros deste final de tarde,
Ou para a infinitude de teus braços, numa noite enluarada!

Evani Rocha

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Poeta brasileira é selecionada por Dilson Stein

Poeta brasileira é selecionada por Dilson Stein, descobridor de Gisele Bündchen, e une literatura e moda em trajetória inédita

Foto divulgação
Foto divulgação

A poeta, escritora, artista e colunista do ROL Suziene Cavalcante foi selecionada por Dilson Stein, renomado descobridor de talentos responsável por revelar supermodelos como Gisele Bündchen, Alessandra Ambrósio e Caroline Trentini.

Entre milhares de perfis acompanhados pelo Projeto Dilson Stein, Suziene destacou-se por sua fotogenia, autenticidade, expressividade e forte presença diante das câmeras. O reconhecimento foi além da seleção oficial: Dilson Stein demonstrou interesse pelo trabalho e pela imagem da artista, interagindo com suas publicações e convidando-a a conhecer mais de perto o universo da moda.

Com a conquista, Suziene passa a integrar o Projeto Dilson Stein New Models, ampliando sua visibilidade junto a agências e ao mercado publicitário. O feito ganha relevância por unir duas áreas raramente associadas: a literatura e a moda.

A seleção consolida um momento singular em sua trajetória, projetando a poeta para novos espaços de atuação artística e representando um marco simbólico na aproximação entre poesia, comunicação visual e universo fashion.

Além de ter sido escolhida no Projeto Dilson Stein News Models, o próprio Dilson Stein, por meio de seu perfil oficial no Instagram, registrou curtidas em fotografias da poeta (e agora Modelo), demonstrando atenção e descoberta ao seu perfil e à sua expressividade diante das câmeras. Em contato realizado via direct, o descobridor de talentos manifestou alegria em descobrir o potencial fotográfico e artístico da poeta e agora modelo Suzi Cavalcanti, convidando-a a conhecer mais de perto o universo da moda através do Projeto Dilson Stein.

A interação reforçou a impressão positiva causada pela beleza, autenticidade e presença marcante de Suziene nas fotos das redes sociais.

Dessa forma, consolida-se um feito histórico: a primeira vez, na História do Brasil, que a literatura e a poesia também adentram as passarelas, catálogos de moda e marcas no universo model.

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