Stanza di un castello
Elisa Mascia: ‘Stanza di un castello’


Sei sceso dal tuo imperioso cavallo bianco purosangue orientale;
braccio galante offerto dopo l’inchino d’un cavaliere d’altri tempi.
Ora qui!
Non c’è scalpitio degli zoccoli galoppanti,
né fretta di guardare i riflessi nello specchio profondo dell’ anima.
Tutto fatto con flemmatica lentezza di note nell’ adagio suono di un ritmo danzante.
S’elevano farfalle dallo stomaco affamato,
persino qualche mollica di pane appena sfornato,
fragranza dalla madia di tua mamma che si rallegrava del nostro incontro.
Sazia la fame mentre disseta il gocciolare di un ruscello che hai attraversato dopo la siccità dell’ autunno passato nel vuoto del cuore della stanza.
Lenzuola stropicciate non conoscono più i fili di seta pregiati che li hanno intessute con pazienza.
Aspettavano anch’esse il tuo ritorno.
Mi hai portato in dono la coperta di stelle distesa sul pavimento,
in silenzio i nostri sguardi si posano sulle ombre voraci che s’inseguono tra le pieghe dove sta nascendo amore più forte del precedente.
Tra le lenzuola equilibrio di una passione mai silenziata.